• Pensioni Quota 100


    Che cos’è la quota 100 nelle pensioni?

    Pensioni quota 100La quota 100 delle pensioni è un proposta avanzata da Cesare Damiano per rendere maggiormente flessibile il sistema pensionistico italiano e al tempo stesso per anticipare l’età pensionabile.

    La quota 100 prevede infatti di reinserire nel sistema previdenziale italiano la pensione di anzianità che è stata abilita con la Riforma Fornero / Monti del 2011.

    La proposta della quota 100 è contenuta nel Disegno di Legge n. 857 presentato per la prima volta in Parlamento in data 30 aprile 2013 e attualmente in corso di esame in commissione.

    In pratica secondo la proposta si potrebbe andare in pensione quando, sommando l’età anagrafica e gli anni di contributi versati, si raggiunge la quota 100.

    Come funziona

    Con la proposta di Damiano, Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, si potrebbe andare in pensione al raggiungimento della quota 100. La quota viene calcolata sommando l’età anagrafica del lavoratore con gli anni di versamenti contributivi.

    Quindi ad esempio si potrebbe ottenere la quota cento con un’età di 62 anni e 38 anni di contributi (62 + 38 = 100), oppure con 63 anni di età e 37 anni d contributi (63 + 37 = 100) o ancora con 64 anni di età e 36 anni di contributi (64 + 36 = 100) o con 65 anni di età e 35 di contributi (65 + 35 = 100).

    La Riforma Fornero del 2011

    Il Governo Monti, con il decreto Salva Italia, più precisamente tramite l’articolo 24 del Decreto Legge n. 201 del 6 dicembre 2011, ha attuato una riforma del sistema pensionistico italiano. Questa riforma prende il nome di “Riforma Fornero” in quanto l’allora Ministro del Lavoro Elsa Fornero ne fu la promotrice.

    Tra le altre cose queste riforma aveva previsto che nel 2012 e 2013 fosse bloccata la perequazione (cioè il meccanismo che adegua l’importo delle pensioni al costo della vita) per i pensionati che avevano una pensione di importo tre volte superiore al minimo INPS. Con una sentenza del 30/04/2015, la Corte Costituzionale ha però dichiarato l’incostituzionalità dell’articolo 24 comma 25 del DL 201/2011.

    La situazione attuale: età pensionabile

    In Italia, allo stato attuale, le regole in vigore prevedono che nella previdenza obbligatoria esistano due possibilità: la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata.

    Nella pensione di vecchiaia il lavoratore deve aver raggiunto una determinata soglia di età e almeno 20 anni di contributi per poter andare in pensione. Con la pensione anticipata, invece, rispetto all’età hanno un’importanza maggiore i contributi versati.

    Quindi secondo le regole in vigore nel 2015, un lavoratore del settore pubblico o privato può andare in pensione a 66 anni e 3 mesi se uomo. Nel caso delle donne invece si può andare in pensione a 66 anni e 9 mesi se donna lavoratrice dipendente del settore privto, a 64 anni e 9 mesi se donna lavoratrice autonoma del settore privato, e a 66 anni e 3 mesi se donna impiegata nel settore pubblico, sempre a patto di aver versato almeno 20 anni di contributi (pensione di vecchiaia). Oppure i lavoratori possono andare in pensione quando hanno versato almeno 42 anni e 6 mesi di contributi (per gli uomini) o 41 anni e 6 mesi di contributi (per le donne).

    Questi valori cambiano di anno in anno, e l’età pensionabile si alzerà quindi nei prossimi anni.

    Nel 2016 ad esempio le lavoratrici dipendenti del settore privato potranno andare in pensione a 65 anni e 7mesi, le lavoratrici autonome del settore privato a 66 anni e 1 mese, le lavoratrici del settore pubblico a 66 anni e 7 mesi e i lavoratori uomini del settore pubblico e privato a 66 anni e 7 mesi.

    Quota 100 Pensioni in Vigore nel 2015 o 2016?

    Nel 2015, con il Governo Renzi, si è parlato spesso di una nuova riforma delle pensioni. Quella della quota 100 resta al momento solo una proposta, non ancora approvata. Si attendono quindi sviluppi da parte del Governo per vedere se la proposta della quota 100 diventerà realtà o meno nel 2016.

    Novità

    Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali nel governo di Matteo Renzi, a settembre 2015 è tornato sull’argomento della riforma delle pensioni, dicendo che bisognerà ragionare su un sistema di penalizzazioni per i lavoratori che usufruiranno della pensione anticipata. Per quanto riguarda di quota 97 sono state proposte ad esempio un taglio del 2% per chi va in pensione con un anno di anticipo, del 5% per due anni, dell’8% con 3 anni, ecc.

    Per i sindacati resta caldo il discorso dei lavoratori precoci che dopo aver versato 41 anni di contributi (quota 41) non vogliono andare in pensione con dei tagli o con una penalizzazione.